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Pignoramento del conto corrente: Quando AdER diventa un Problema di Sicurezza Pubblica
16.06.2026 11:58
C’è una cosa che in Italia sta accadendo nel silenzio generale, senza che i cittadini ne abbiano reale consapevolezza. Una cosa che, dalla seconda metà del 2026 e soprattutto nel 2027, avrà un impatto devastante sulla vita economica delle famiglie e delle imprese.
Questa cosa si chiama pignoramento del conto corrente da parte di AdER.
E non è più una procedura esecutiva. È diventato un problema di sicurezza pubblica.
Il pignoramento del conto corrente da parte di Agenzia delle Entrate‑Riscossione è diventato un meccanismo di aggressione amministrativa che opera fuori da ogni logica, fuori da ogni controllo e — troppo spesso — fuori dalla legge.
E non è un’opinione: è ciò che emerge ogni giorno da casi concreti, fascicoli, ricorsi, istanze ignorate, conti bloccati senza motivo e contribuenti trattati come bersagli, non come cittadini.
E’ diventato un atto di violenza economica, un colpo inferto senza controllo, senza verifica, senza responsabilità. Un sistema che dovrebbe tutelare l’erario e invece calpesta la legge ignora la realtà e devasta la vita delle persone.
Non è un errore. Non è un eccesso. È un metodo.
Il problema sostanziale è che AdER non verifica nulla: né la legittimità dei carichi, né i pagamenti, né la prescrizione
Nel merito la normativa è chiara: prima di procedere a un atto esecutivo, l’ente della riscossione deve verificare che il debito sia certo, liquido ed esigibile. Nella pratica, però, AdER procede come se questa regola non esistesse.
- Non controlla se i singoli carichi siano già prescritti.
- Non verifica se il contribuente abbia già pagato.
- Non accerta se il debito sia chiaro, liquido ed esigibile, come impone la legge.
- Non rispetta le sospensioni derivanti da rottamazioni, rateizzazioni, istanze pendenti.
Il risultato è un sistema che agisce “a pacchetto”, senza distinzione, senza analisi, senza responsabilità.
È un comportamento che, in qualunque altro settore, si chiamerebbe abuso sistematico. Nel mondo della riscossione, invece, sembra essere diventato routine.
Centinaia di esempi possiamo portare all’attenzione tutti su casi reali e concreti, come ad esempio quello di pignoramenti multipli sullo stesso contribuente: quattro conti, un solo fascicolo, importi diversi
Uno degli aspetti più grotteschi — e giuridicamente devastanti — è la capacità di AdER di pignorare quattro conti correnti diversi allo stesso contribuente, sulla base dello stesso fascicolo, ma con importi differenti.
Un paradosso oserei scrivere assolutamente osceno. Una follia amministrativa. Una violazione logica prima ancora che giuridica. Un accanimento che non ha alcuna giustificazione tecnica.
È la prova che il sistema non controlla nulla: spara nel mucchio, e se colpisce quattro volte, tanto meglio.
Una condotta che, in qualunque altro settore, si chiamerebbe accanimento. Nel mondo tributario, invece, sembra essere diventata prassi.
Questa dinamica non è solo illegittima: è pericolosa, perché crea un danno immediato e irreversibile alla vita economica del cittadino e dell’impresa.
Per non parlare poi delle rottamazioni? Per AdER sono carta straccia
E’ inutile che governi e ministri si pavoneggino raccontando ai contribuenti di pace fiscale di azzeramento del magazzino tributario con l’approvazione di rottamazioni, infatti le norme istitutive delle rottamazioni prevedono la sospensione delle procedure esecutive. Eppure, AdER continua a pignorare come se nulla fosse, ignorando:
- istanze presentate,
- pagamenti regolari,
- sospensioni automatiche previste dalla legge.
Un comportamento che non è solo scorretto: è in aperto spregio della normativa vigente e finisce per diventare un comportamento arbitrario, sprezzante, pericoloso. Uno Stato che ignora le sue stesse leggi è uno Stato che ha perso il controllo.
La cosa abbastanza grave è il fatto che burocrati e travet di AdER non si rendono affatto conto che un pignoramento può distruggere un’azienda in 24 ore
Infatti, l pignoramento del conto corrente è una misura estremamente invasiva, letale per un’impresa. E AdER la utilizza con una leggerezza che definire irresponsabile è un eufemismo.
Quando un conto aziendale viene bloccato:
- non si possono pagare stipendi,
- non si possono versare contributi,
- non si possono pagare rateizzazioni che quindi saltano,
- non si possono effettuare F24,
- non si può sostenere la normale operatività.
- la liquidità si azzera.
Il sistema prevede un blocco di 60 giorni, anche quando non esistono somme pignorabili. Un’azienda che incassa e paga mensilmente si ritrova improvvisamente senza ossigeno, strangolata, immobilizzata, condannata con il rischio concreto di non sopravvivere.
Questo non è recupero crediti: è distruzione del tessuto produttivo.
Non è riscossione. È sabotaggio economico.
Ma dove AdER si supera è nell’ignorare anche le somme impignorabili: invalidità, pensioni minime, conti dedicati
La legge è chiarissima: alcune somme sono impignorabili. Eppure, AdER arriva a pignorare:
- assegni di invalidità,
- pensioni minime,
- conti correnti dedicati,
- somme destinate a bisogni primari.
Una violazione gravissima, che produce danni sociali, danni psicologici, danni economici e che, in qualunque altro contesto, configurerebbe responsabilità personali.
È ora di dire basta: le strade per reagire ci sono, anche se sono lunghe farraginose e complicate
In teoria il contribuente non dovrebbe essere indifeso, esiste il famoso “Statuto del contribuente” che dovrebbe garantire diritti minimi, basilari, elementari. (sistematicamente ignorato da tutta la burocrazia statale, a partire dalle agenzie a finire agli istituti)
…In teoria.
Nella pratica, lo Statuto è trattato come carta da macero da tutta la burocrazia statale, AdER in testa, e sempre in teoria esisterebbero strumenti concreti per contrastare questo comportamento vessatorio:
- Ricorso tributario per contestare la legittimità dell’atto.
- Istanza di autotutela (che AdER spesso ignora, ma che resta un passaggio utile).
- Ricorso civile per danni quando il pignoramento produce un pregiudizio economico.
- Denuncia penale quando emergono condotte che integrano abuso, omissione, violazione di norme imperative.
- Segnalazione al Garante del Contribuente per violazioni dello Statuto del Contribuente.
Però tutto ciò non è per nulla efficace da parte del cittadino o dell’impresa, perché richiede molto tempo e difficilmente si ottengono risultati nell’immediato, purtroppo, spesso, si superano i 60 giorni per ottenere un risultato efficace, quando il risultato sarebbe vitale l’indomani, infatti non si capisce per quale motivo AdER può fare a meno del Giudice per applicare il pignoramento, mentre il cittadino è al Giudice che deve rivolgersi per ottenere una sospensione per arrivare all’annullamento, ma ne frattempo il tempo passa ed il danno è fatto.
Non si tratta di “fare guerra allo Stato”, ma di pretendere che lo Stato rispetti la legge. Perché un’amministrazione che agisce fuori dalle regole non è più un’autorità: è un problema di sicurezza giuridica.
Non è più il tempo della pazienza. Non è più il tempo della rassegnazione. È il tempo della reazione giuridica organizzata.
Bisogna che ci si renda conto che il pignoramento non può essere un’arma di distruzione amministrativa
Il pignoramento del conto corrente è uno strumento legittimo solo se usato nel rispetto della legge. Il pignoramento del conto corrente è uno strumento che dovrebbe essere usato con cautela, proporzione, legalità.Quando diventa un atto automatico, cieco, sproporzionato, capace di distruggere aziende e famiglie, allora non è più riscossione: è vessazione di Stato.
AdER, invece, lo utilizza come un manganello amministrativo, colpendo senza criterio, senza verifica, senza rispetto.
E quando un’amministrazione agisce così, non è più un’autorità: è un problema di sicurezza giuridica nazionale.
Ed è dovere dei cittadini — e dei professionisti che li assistono — denunciare, contestare, opporsi, in ogni sede possibile: tributaria, civile e, quando necessario, penale.
Ribadiamo con forza È ora di dirlo chiaramente: basta. Basta abusi, basta automatismi, basta violazioni. Il cittadino ha il diritto — e il dovere — di difendersi in ogni sede: tributaria, civile e, quando necessario, penale.
Perché la legalità non è un optional. Nemmeno per AdER.
Dr. Luciano PALMERI
(riproduzione©riservata)
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